✰Disneyland Paris: come è fatto il parco

Dopo avervi raccontato cosa ha significato per me Disneyland Paris, veniamo alle cose pratiche: vi racconto un po’ com’è fatto il parco e quello che ho più amato personalmente. Parto col dirvi che all’interno dell’area ci sono due parchi tematici (Disneyland Walt Disney Studios) e ben sette hotel tematici Disney.

Parco Disneyland

Il parco principale di Disneyland Paris, con l’iconico castello, è nato nel 1992. Io ho avuto la possibilità di visitarlo per la prima nel 2017, in occasione del 25° anniversario. Ogni giorni ci sono eventi speciali e da togliere il fiato.
Da Disney Stars on Parade (la parata del pomeriggio in cui sfilano decine e decine dei più amati personaggi Disney in un tripudio di gioia e colori) a Disney Illuminations.
Quest’ultimo, lo spettacolo che anticipa la chiusura del parco, è qualcosa di sensazionale.
Come per un concerto, per godere della migliore visuale è auspicabile prendere posto ai piedi del castello in largo anticipo. Lo spettacolo dura circa mezz’ora e, mentre vengono proiettati alcuni dei film Disney più amati della storia, lascia gli spettatori senza parole. Cattura con i suoi giochi di luce, sbalordisce con l’esplosione dei fuochi d’artificio, emoziona con le colonne sonore più belle, commuove. Sì, lo ammetto, ho avuto i brividi davanti al castello e… ho pianto. Ho pianto perché ho visto proiettata sul castello la mia infanzia, alcuni dei momenti più belli della mia vita. Ho visto proiettare The Circe of Life del Re Leone, il primo film Disney che ho visto al cinema con i miei genitori. Ho visto proiettare Frozen, il film preferito di una persona a cui sono molto legata. Disney Illuminations è un concentrato di brividi e emozioni che va assolutamente vissuto. Almeno una volta nella vita.

Walt Disney Studios

Walt Disney Studios, il parco adiacente, è nato dieci anni dopo ed è un altro gioiellino per gli amanti di Disney, soprattutto per i più grandi. Qui sono concentrate gran parte delle attrazioni più adrenaliniche, oltre ad un’area (che adoro) completamente dedicata a Toy StoryPlayland. Qui ci sono tutti i giocattoli di Andy – con tanto di scritta Andy – incluso un gigantesco Buzz Lightyear. Le mie attrazioni preferite. I due parchi contano insieme ben 59 attrazioni, ragion per cui io consiglierei almeno due giorni qui. Tutte le attrazioni sono incantevoli, ma voglio segnalarvi quelle che mi hanno lasciato senza parole:
• L’attrazione dedicata a Pirati dei Caraibi trasporta nel mondo umido e misterioso dei Caraibi. Si ha davvero la sensazione di essere catapultati dal clima fresco parigino alle calde temperature del centro America. E Jack Sparrow è stato realizzato con una minuzia tale da essere identico a Johnny Depp! 
• It’s a small world. Si tratta di un’attrazione dedicata a grandi e piccini che riproduce i vari Paesi del mondo. Fu realizzata a sostegno dell’UNICEF e fu Walt Disney in persona a curarne la realizzazione. 
• L’attrazione dedicata a Ratatouille è un’altra meraviglia: fa rivivere il film dal punto di vista del topolino! 
• L’attrazione dedicata al rock e agli Aerosmith è adrenalina pura. Immaginate di fare giri della morte a suon di musica rock… davvero super! 
• Se come me amate l’adrenalina anche la Tower of Terror e la super corsa nella macchinina di Toy Story a Playland sono da non perdere. 

Ve ne ho segnalate solo alcune, ma confesso che le avrei inserite quasi tutte! Sembra che ogni attrazione qui sia vincente, sembra che ogni attrazione riesca ad arrivare dritto al cuore del visitatore (o per la magia, o per l’adrenalina).
Nei prossimi giorni vi racconterò il lato più pratico, come arrivare al parco, i ristoranti e gli hotel.

✰ Disneyland, dove la magia diventa reale.

Sono convinta che la vita sarebbe davvero molto più bella se si potesse tornare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Disneyland Paris è il posto numero uno per farlo. Disneyland è il posto dove i sogni diventano realtà, dove i problemi e le preoccupazioni sembrano lontanissimi e dove tutti sorridono.

A Disneyland essere felici è una cosa davvero molto semplice. Anzi, semplicissima.

Ci sono stata diverse volte, ed ognuna di esse ho perso la cognizione del tempo. Mi sono messa le orecchie da Minnie e mi sono ritrovata a saltellare da una parte all’altra del parco. Nessun altro posto al mondo mi ha mai fatta sentire così leggera. 

Disneyland Paris per me ha sempre avuto un significato speciale. Sin da bambina sognavo di andarci. E ho ritrovato quella bambina la prima volta che ci sono entrata. Sono cresciuta come quasi tutti i miei coetanei a “pane e Disney”, uno dei ricordi più belli è di mio papà che una sera, rientrando dal lavoro, mi portò la videocassetta di “Fantasia”. Sono passati almeno 25 anni e mi ricordo ancora quella sensazione e quel momento. Disney ha rappresentato una parte importante della mia infanzia e della mia crescita e ad ogni suo capolavoro corrispondono dei momenti speciali della mia vita. Ovvio quindi dire che i giorni trascorsi a Disneyland mi hanno vista felice come una bambina.
Io non so come sia possibile, ma l’atmosfera Disney riesce magicamente a scacciare lo stress e la negatività catapultando i visitatori in una dimensione parallela fatta di felicità e spensieratezza.
E non importa che età abbia ciascun visitatore: a Disneyland Paris il divertimento non conosce limiti anagrafici. Anzi.

Ci sono stata anche con mia mamma circa 4 anni fa, e ne ho un ricordo vividissimo. Anche lei, occhi sgranati e senza parole. Uno degli episodi più divertenti riguarda l’attrazione ispirata al cartoon “Alla ricerca di Nemo”. Faccio una premessa. Mia mamma, pur essendo super sprint, ha alcune fobie. Prima tra tutte le vertigini. Non sono riuscita a convincerla a fare alcuna attrazione adrenalinica, fino a che alla parte di me più malvagia è venuta in mente questa attrazione. Completamente al coperto, all’esterno pareva un percorso nelle profondità degli abissi dove ammirare pesci e tartarughe… e invece no. Si tratta di montagne russe che danno l’idea di essere spinti da forti correnti marine. La sua espressione all’uscita era semplicemente IMPAGABILE.

Sono stata un paio di volte con Martina, mia sorella (qui si occupa della parte Travel Alone) e anche lei è stata “vittima” della mia passione per i giochi adrenalinici. Nel suo caso le è toccato il Tower hotel, ma vi faccio raccontare l’esperienza dal suo punto di vista.

Immagino che dopo queste esperienze nessuno voglia più prendere parte a spedizioni Disneyiane in mia compagnia. In realtà amo ogni parte del parco, ed ogni sua attrazione.

Siamo in tantissimi a pensare che un adulto può amare il parco anche più di un bambino.
D’altronde sfido a trovare un altro posto che innesca una tale evasione della realtà.

Il mio desiderio 2020? Portarci Stella appena sarà possibile!

Non perdetevi il prossimo articolo, vi racconterò come è fatto il parco e quello che più ho amato personalmente. 


✰Ricordi di gusto: Apple Pie

In queste giornate di quarantena, ho avuto molto, anzi, moltissimo tempo di ripensare ai viaggi più belli della mia vita. I ricordi spesso non sono legati solo a luoghi o sensazioni, ma anche a sapori. 
Questa settimana ho pensato spesso all’On The Road nell’Ovest degli Stati Uniti, e ad una fantastica Apple Pie (la mitica torta di nonna papera) mangiata in compagnia dei miei compagni di viaggio. 
Quale migliore modo di rivivere il viaggio se non a tavola?
Vi lascio la ricetta, fatemi sapere se vi è piaciuta e come è andata la preparazione. 

Difficoltà: Media
Preparazione: 20 min
Cottura: 60 min
Dosi per: 8 persone
Costo: Basso
Nota + 20 minuti di riposo in frigorifero

INGREDIENTI PER UNA TORTIERA DA 25 CM DI DIAMETRO

Burrofreddo di frigorifero 225 g
Farina 00 450 g
Sale1 pizzico
Acquaghiacciata 100 g

PER IL RIPIENO
Mele renette(già pulite) 1 kg
Limoni 1
Zucchero 100 g
Cannella in polvere 1 cucchiaino
Acqua2 cucchiai

PER SPENNELLARE
Latte intero q.b


Per preparare l’Apple Pie incominciate con la realizzazione dell’impasto. Nella planetaria ponete il burro freddo di frigorifero tagliato a pezzetti, la farina e un pizzico di sale. Azionate la foglia e aggiungete l’acqua ghiacciata, continuando per qualche secondo fino ad ottenere un impasto piuttosto grezzo; quindi con una spatola da cucina trasferitelo su una spianatoia di legno.
Lavorate l’impasto con le mani per 8-10 minuti finché avrà assunto una consistenza liscia, dopodichè mettetelo in frigorifero a riposare per almeno 20 minuti, coperto con la pellicola trasparente o in un sacchetto di plastica. Nel frattempo potete procedere alla preparazione del ripieno dell’Apple Pie. Per prima cosa provvedete alla pulizia delle mele. Lavatele e sbucciatele;
tagliatele a spicchi e poi dividete ogni spicchio in fettine da 5 millimetri di spessore ciascuna. Per evitare che anneriscano, mettete le mele che avete tagliato in ammollo in un recipiente con acqua e limone e tenetele da parte. In una padella, possibilmente antiaderente, fate scaldare lo zucchero, la cannella in polvere e aggiungete la noce moscata grattugiata.
Versate due cucchiai di acqua e fate cuocere il caramello, mescolando con un cucchiaio di legno, fino a quando vedete delle bolle ampie; a questo punto fate sciogliere nel caramello una piccola noce di burro. Aggiungete le mele e la scorza del limone grattugiata, facendo saltare per qualche minuto fino a quando le mele saranno leggermente morbide all’esterno e molto croccanti all’interno. Spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.
Imburrate leggermente una tortiera tonda dai bordi ondulati di circa 25 cm di diametro. Se non avete una tortiera ondulata, potete usare una tortiera liscia. Trascorsi 20 minuti, togliete l’impasto dal frigorifero e con un coltello dividetelo in due parti di cui una leggermente più grande dell’altra. Con un mattarello cominciate a stendere la parte più grande dell’impasto impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato, cercando di realizzare una forma arrotondata dello spessore di 5 millimetri.
Avvolgete l’impasto attorno ad un mattarello e foderate la tortiera. Distribuite le mele nelle tortiera versandone di più al centro per creare una piccola montagnetta e all’Apple Pie la sua forma classica. Aggiungete sulle mele qualche fiocchetto di burro e stendete la parte di pasta rimanente formando un cerchio uguale al precedente, che andrete a collocare sulla torta per coprirne il ripieno.Successivamente rifinite i bordi della tortiera, tagliando con un coltellino a lama liscia la pasta in eccesso sulla parte esterna. Chiudete dunque la torta, pizzicando con la punta delle dita la pasta in modo da sigillarne bene i bordi (in alternativa, per una versione più classica, potete decorarli con i rebbi di una forchetta). Con un coltellino a lama liscia fate dei tagli di circa 3 cm poco distanti dal centro, che serviranno sia a rendere la torta più bella, sia a far uscire il vapore che si formerà al suo interno.Spennellate la superficie dell’Apple Pie con il latte e cuocete in forno statico preriscaldato a 200° per 20 minuti. Trascorso il tempo necessario, spennellate ancora con il latte e cuocete nuovamente abbassando la temperatura a 180° per 20 minuti. Spennellate una terza volta e cuocete a 170° per altri 20 minuti. Se avete un forno ventilato cuocete a 180°, a 160° e 150° per 10 minuti ogni volta. Quando l’Apple Pie sarà pronta e avrà preso colore, spegnete e lasciate raffreddare in forno. Quindi sfornatela e servite l’Apple Pie direttamente nella tortiera.

CURIOSITA’
Si dice che in origine l’Apple Pie fosse un dolce tipico inglese, ma la ricetta, arrivata in America, divenne famosissima nella zona del New England, dove veniva consumata a fine pasto e i suoi avanzi (difficili da conservare a lungo poiché non esistevano frigoriferi) accompagnavano la prima colazione del mattino successivo. Il successo dell’Apple Pie sconfinò in tutto il continente, tanto che oggi è diventata l’emblema americano.

Fonte: Giallo Zafferano.

✰giappone in pillole

Il Giappone è una meta da “sogno nel cassetto” per tantissime persone.
E sebbene sia un paese accogliente, non per tutti consiglio lo zaino in spalla all’avventura.
Ci vuole una buona conoscenza dell’inglese, una buona capacità di pianificazione e un pò di spirito di avventura. 

In un itinerario di massima, da prima esperienza vi consiglio di avere a disposizione almeno 10 giorni pieni, quindi senza contare i giorni di viaggio, ed io li suddividerei così: 4 giorni a Tokyo, 4 giorni a Kyoto e 1 Miyashima ed 1 Hiroshima. Se avete meno giorni, rinunciate a qualcosa. Ha poco senso insistere a visitare tutte le città. E’ vero che in Giappone i mezzi di trasporto sono super rapidi ed efficienti, ma le distanze sono comunque notevoli. Tenete conto che solo per muoversi da una parte all’altra del centro di Tokyo potrebbero volerci 40 minuti in metropolitana.

Tokyo e i suoi dintorni

Io non sono una amante delle città.
Tokyo, dovessi descrivervi l’effetto che mi ha fatto è stato quello di inghiottirmi e di stordirmi! Tokyo non si ferma mai, luci, persone, suoni incessanti.
A Tokyo ci si può davvero perdere.
Ci si perde tra i mille grattacieli di Shinjuku, tra la folla dei festival ad Asakusa, tra i colori dei vestiti di Harajuku, tra la gente che attraversa l’incrocio di Shibuya, tra i suoni trillanti di Akihabara. Tokyo è un cuore che pulsa di vita. Tokyo è modernità che si fonde con la tradizione, nei festival estivi e nelle celebrazioni solenni, tra gli alti grattacieli e la passione per la tecnologia. Tokyo è un cuore che pulsa di vita.
Tokyo è modernità che si fonde con la tradizione, nei festival estivi e nelle celebrazioni solenni, tra gli alti grattacieli e la passione per la tecnologia. Oltre ad essere una tappa imperdibile per chi visita il Giappone per la prima volta, è con tutta probabilità la città dove atterrerete e da dove inizierete il vostro tour in Giappone.

Escursioni da Tokyo
Se come me l’aria di città vi stanca, e desiderate la natura, non posso che consigliarvi una di queste “gite fuori porta” e visitare le bellezze dei dintorni, con gite in giornata o anche dormendo fuori una notte.
–Nikko: con i suoi ricchi e preziosi templi, dorati e colorati, immersi nella foresta. Qui si trova anche il Mausoleo di Ieyasu Tokugawa e le famose tre scimmiette “Non Vedo, Non Sento, Non Parlo. Sempre a Nikko si trova il bellissimo Shinkyo Bridge, il famoso ponte rosso, che una volta era l’accesso alla zona Sacra. Partendo al mattino presto, si può visitare la zona sacra dei Templi di Nikko in giornata da Tokyo, ed è raggiungibile con due ore circa di treno. Un suggerimento per dormire? Narusawa Lodge, un posto semplice, nella natura, con camere in stile tradizionale
–Kamakura: con la statua del Buddha Gigante, i suoi rilassanti templi con bellissimi giardini ed anche una spiaggia.
–Hakone: famosa soprattutto per gli onsen, Hakone nelle giornate più limpide è anche un’ottima destinazione per vedere il Monte Fuji in lontananza.
Vi consiglio di abbinare ad Hakone la visita ad Owakudani, la vallata dell’inferno; un’area vulcanica con qualche geyser e le sue particolari uova nere, che allungano la vita di 7 anni a chi le mangia. Anche Hakone può essere fatta in giornata da Tokyo, ma ci sono anche moltissime soluzioni per pernottare e godere con calma delle acque termali della zona.
–Salita al Monte Fuji: si dice che ogni giapponese almeno una volta nella vita debba salire sul Fujisan.
Rimane per me ancora un sogno nel cassetto.
–Kawagoe: a mezz’oretta da Tokyo, la piccola Edo è una piacevole escursione di mezza giornata da Tokyo. Frequentata soprattutto nel weekend, per respirare l’aria del Giappone Antico e rimpinzarsi di dolci a Candy Alley.

Kyoto e dintorni

La seconda tappa fondamentale dell’itinerario di un primo viaggio in Giappone è certamente Kyoto. L’antica capitale, la città dei mille templi. 

“Se Tokyo è modernità, Kyoto è tradizione”

Qui l’atmosfera è completamente diversa, l’aria è mistica ed intrisa di sacralità, il passato rivive in ogni angolo, in ogni gesto, in ogni cosa. Kyoto fu la capitale del Giappone per oltre mille anni, ed è qui che ancora è possibile avvistare qualche rara Geisha o apprendista (Maiko) per le vie di Gion. Kyoto è così autentica perchè risparmiata dalle bombe durante la Seconda Guerra Mondiale e fortunatamente per noi, possiamo davvero respirare il Giappone più autentico. Tra le cose da vedere a Kyoto vi segnalo il famosissimo Padiglione d’Oro, il Kyomizudera, il Padiglione d’Argento e la passeggiata del filosofo (soprattutto se andate in Giappone durante la fioritura dei ciliegi), e il Casello Nijo, con il pavimento usignolo.
Se visitate il Giappone per solamente pochi giorni, non mancate comunque di visitare Kyoto, per me, da sola, vale il viaggio. 

Dintorni di Kyoto

Per visitare Kyoto considerate almeno 4 giorni. Perchè se almeno due interi li dedicherete alla città, non potete non includere nel vostro tour del Giappone i dintorni dell’antica capitale. Si tratta di luoghi comodamente raggiungibili in treno da Kyoto, dove vi consiglio di fare base per i pernottamenti anche perchè tanto i collegamenti continuano fin dopo la mezzanotte, e spostarsi con tutti i bagagli vi farebbe solo perdere tempo. 

Nara: se amate gli animali, ed in particolare i cervi, questo sarà il vostro paradiso. O il vostro incubo quando capirete che questi graziosi mammiferi si trasformano in spietate bestie affamate pronte a mordere ogni cosa (voi compresi) anche dei semplici fogli di carta. Nara è una tappa imperdibile di un tour in Giappone anche per i suoi templi ed in particolare per il Todaiji, il tempio del Grande Buddha.
Fushimi Inari: praticamente ancora a Kyoto, prendendo il treno locale, in una ventina di minuti si arriva al famoso santuario con il tunnel di Torii rossi. Queste porte shintoiste vi accompagneranno per tutta la salita fino alla cima del santuario, dal quale nelle giornate terse si ha una splendida visione della valle sottostate. La salita alla cima è piuttosto lunga e un po’ faticosa, ma anche fermandovi alla parte intermedia del tempio, avrete modo di percorrere il famoso sentiero sotto i torii.
E’ sufficiente una mattinata per la visita, se non siete scaramantici potete farlo anche verso sera, il tempio è sempre aperto, ma essendo dedicato alla divinità Inari, i cui messaggeri sono delle volpi, è credenza Giapponese che al calar del sole, si incontrino volpi dalle sembianze di donne che ingannano i visitatori.
Foresta di Arashiyama: anche questa famosa e spettacolare foresta di bamboo è raggiungibile in poco tempo da Kyoto e richiede una mezza giornata. E’ interessante soprattutto per il lato fotografico, personalmente per mancanza di tempo, ho deciso di non visitarla e concentrarmi maggiormente sulla visita della città di Tokyo. Una delle tappe che mi sono entrate nel cuore.
Osaka consiglio di passarci almeno una serata. Si dice che se nel resto del Giappone si va per visitare, a Osaka si va per mangiare! La zona di Dotonbori la sera si riempie di vita e i tantissimi ristornatini, locali e negozietti di street food vi faranno girare la testa.
L’ideale sarebbe arrivare ad Osaka nel primo pomeriggio, per visitare un po’ l’area del Castello ed il parco e rimanere fino all’ultimo treno, per godervi un po’ anche l’atmosfera serale della città.

 Hiroshima e Miyajima

Un tour del Giappone, per essere completo, dopo la modernità di Tokyo e la tradizione di Kyoto, deve includere anche il dolore di Hiroshima. 6 Agosto 1945. Il giorno in cui il mondo scoprì la bomba atomica. Il giorno che spazzò via la città di Hiroshima e con lei i suoi abitanti. Ora Hiroshima è totalmente ricostruita, ma il Parco della Pace vi colpirà come un pugno nello stomaco.
Vi consiglio perciò di visitare prima l’isola di Miyajima, con il famoso torii galleggiante.
Ci si arriva comodamente da Hiroshima, in poco più di mezz’ora in treno+traghetto, entrambi coperti dal JR Pass.

Miyajima è uno dei paesaggi più belli del Giappone.e sicuramente il grande torii che con l’alta marea sembra fluttuare sull’acqua è una delle fotografie più amate del tour del Giappone. Ma oltre al Tempio di Itsukushima sull’isola di Miyajima ci sono molti altri interessanti templi circondati dalla natura, oltre che ad una graziosa via piena di bancarelle e prelibatezze tipiche. A Miyajima assaggiate le ostriche, specialità del luogo, preparate alla griglia con soia e/o limone…e poi i momiji, dei dolcetti buonissimi riempiti con varie confetture. Se siete amanti della natura e del trekking, salite sul Monte Misen: dopo aver preso la funivia un percorso nella foresta vi porterà fino alla cime del Monte Misen, il rilievo più alto dell’isola, da dove si gode di una splendida vista sul Mare Interno.
Potete scegliere se pernottare sull’isola, per scoprire il fascino che la avvolge al calar della sera, quando i turisti rientrano in città, oppure potete prendere l’ultimo traghetto e tornare ad Hiroshima, dove dovete assolutamente cenare con okinomyaki, che sono il piatto tipico proprio di questa città.
Il giorno seguente dedicatelo ad Hiroshima, in particolare al Parco della Pace, dove lo scheletro con la famosa cupola dell’A-Dome rimane testimone impassibile di quel fatidico giorno. Soffermatevi, osservate, pensate. Pensate a quella palla di fuoco e calore improvvisa esplose a meno di 600 metri di altezza, polverizzando, sciogliendo ogni cosa e persona nel raggio di 3 kilometri.Il Museo della Pace, crudo e vero, raccoglie resti, ricostruisce l’evento, racconta gli avvenimenti del giorno in cui il mondo conobbe l’orrore delle armi nucleari. Dal Museo si esce storditi, straziati, confusi, impotenti.Lo sguardo non può non levarsi verso il cielo, per posarsi poi sul verde del parco, sul monumento a Sadako ricoperto da una moltitudine di origami di gru e sul Memoriale Lasciate Hiroshima come ultima tappa del vostro itinerario in Giappone. Lasciate che questo macigno del passato sedimenti nella vostra coscienza. Perchè le armi nucleari non dovranno mai più essere utilizzate dall’essere umano contro un altro essere umano.

Queste sono quindi le principali tappe di un primo viaggio in Giappone. Naturalmente se avete la fortuna di avere più tempo a disposizione ci sono una miriade di luoghi che potete visitare ed esperienze che potete fare.

Lisa.

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