✰ le bad-moms non esistono

Sono passate molte settimane dal mio ultimo articolo, e volgiamo al termine di questa pazza estate. La situazione nazionale ed internazionale ha sicuramente penalizzato quelli che, come noi, trovano felicità nel sentire il carrello di un boeing ritirarsi, ed iniziano a vedere più piccola la terra sotto i piedi.

Per alcune persone, chi ha voluto ugualmente viaggiare è stato nella migliore dei termini egoista. Nell’ultimo periodo si è parlato molto dei viaggiatori che hanno in qualche modo “portato tu-sai-cosa” in Italia, ma parliamoci chiaro. Non è così.
Noi abbiamo avuto la meravigliosa opportunità di passare una settimana in Islanda, e l’abbiamo colta al volo. Per me e Stella era il primo viaggio post-tusaicosa, e forse per quello, per l’attesa, per l’emozione è stato ancora più bello.

Nei prossimi giorni vi raconterò nel dettaglio cosa abbiamo visto e come organizzate al meglio il vs. Viaggio in una terra lontana ed affascinante, e si l’Islanda è decisamente un paese child-friendly.
Ma oggi voglio svelarvi un segreto:
non sono una bad – mom per aver portato mia figlia all’estero, anche perché (e di questo ne sono certa) non esistono mamme cattive.

Ogni donna, e ogni mamma sa esattamente cosa è meglio per il proprio figlio e per la propria famiglia. Nessuno è esente da errori, siamo tutte esseri umani, ma non c’è niente di più bello. Così con un bagaglio extra leggero ed un pò all’avventura, senza troppe ore di sonno e senza nemmeno aver nemmeno messo lo smalto (un avvenimento per me) siamo partite.

✰coronavirus e viaggi in aereo

I dubbi, sono molto chiara, sono più che legittimi.
Ovviamente i velivoli sono ambienti chiusi in cui si entra in stretto, anzi strettissimo contatto con sconosciuti. In una situazione di emergenza, o comunque passata emergenza, è facilmente immaginabile uno scenario in cui uno starnuto crei il panico generale.

La Iata però ha chiarito che in realtà l’aria è molto pulita e davvero sicura.
Iata è l’associazione internazionale che raccoglie 300 compagnie aeree in tutto il mondo. Lo confermano anche due studi del 2017, dove si sostiene che la qualità dell’aria in cabina è simile o persino meglio di quella registrata normalmente negli ambienti interni come gli uffici, le scuole, le abitazioni.
Sugli aerei si respira aria “quasi sterile”, e gli aerei di ultima generazione hanno filtri così moderni che sono identici a quelli degli ospedali e possono catturare e bloccare il 99% dei microbi. Airbus e Boeing hanno fatto presente come ti loro velivoli cambino tutta l’aria presente in cabina ogni 2/3 minuti, cosa che non avviene in centri commerciali, scuole o cinema ad esempio. 


Se vi chiedete come attueranno le compagnie le nuove tutele, ecco una breve lista.

É stato introdotto un set aggiuntivo di misure che contribuiranno a garantire la salute e la sicurezza di tutti i passeggeri e dei membri dell’equipaggio. Le nuove misure comprendono la disinfezione approfondita degli aeromobili che avverrà ogni 24h, a garanzia della impossibilità di trasmissione del virus, l’obbligo di indossare la mascherina sia per i passeggeri sia per il personale di cabina e di terra e, almeno nella prima fase, la sospensione del servizio di ristorazione a bordo dei voli, tutti a corto raggio. I guanti al momento non sono obbligatori, ma consigliati.

Per quanto riguarda l’aeroporto?
Per proteggere gli altri passeggeri e il personale di terra in aeroporto, sarà necessario utilizzare il sistema automatico di deposito bagagli per il check-in dei loro bagagli da stiva e, negli aeroporti in cui il sistema automatico di deposito bagagli non è disponibile, saranno posizionati appositi schermi protettivi presso le postazioni di check-in. A tutti i passeggeri verrà chiesto di presentare e scannerizzare autonomamente i propri documenti di identita’, in modo che il personale di terra e di cabina non debbano maneggiarli durante l’imbarco.

Spero di aver fatto un pochino più chiarezza sulla relativa sicurezza dei viaggi in aereo. Se avete dubbi, domande o perplessità non esitate a contattarci. 

Lisa

✰ slow tourism


Sono passati ormai diversi giorni dall’inizio della cosiddetta “Fase 2”, e sembra ci si stia avvicinando al termine dell’emergenza Covid, o quanto meno al suo contenimento.
Ora è arrivato il momento di guardare avanti, e iniziare ad immaginare il futuro che aspetta a noi viaggiatori. Sono sempre più convinta che, almeno a breve termine la soluzione sia un “Turismo lento”, oppure nella sua più altisonante versione anglosassone di “slow tourism”.
In poche parole sarà quello a cui aspireremo un po’ tutti per sentirci più tranquilli e per dare valore all’ambiente che ci circonda, comprese le comunità locali.


Ma cos’è lo slow tourism? Come si pratica il turismo lento? Quali sono i suoi benefici?

Lo slow tourism si basa sull’attenzione ai particolari, al rapporto con i compagni di viaggio e mira ad una completa immersione nella realtà locale e con sé stessi. Lo slow tourism preferisce i borghi alle metropoli, la natura all’architettura e il relax alla frenesia.
Preferisce l’itinerario alla meta. Per essere un “turista lento”sarà necessario dare un grande valore all’ambiente circostante, prediligendo strutture ecosostenibili, esperienze umane. Una sorta di turismo responsabile messo in atto non solo nei Paesi in via di sviluppo o del Terzo Mondo ma in qualunque luogo in grado di essere assaporato con lentezza.

La parola d’ordine è rallentare il ritmo, quel ritmo frenetico a cui siamo purtroppo abituati a vivere nella quotidianità, ma che a causa di un isolamento forzato abbiamo imparato. Dobbiamo allontanarci dalla accezione negativa che viene affibbiata all’ozio e che in questo contesto assume un valore da riscoprire.
Quali sono però i tipi di viaggio che possono essere considerati come turismo lento? Ad esempio i cammini come quello lungo la Via Francigena, il trekking, il turismo fluviale, e il birdwtaching. Le strutture più adatte in cui soggiornare sono gli alberghi diffusi ottenuti recuperando vecchie case di antichi borghi e risistemandole per accogliere i forestieri come se fossero degli abitanti del luogo, ma con trattamento alberghiero, i campeggi (io adoro i glamping), le malghe, i bed and breakfast e gli agriturismi. Il tutto condito da cibo e vino locali perché un viaggio che si rispetti non può non includere il palato.

Il turismo lento regala esperienze autentiche, e di luoghi unici poco battuti dal turismo di massa in Italia ce ne sono tantissimi, da nord a sud.

Lo slow tourism fa bene al cuore, al corpo, all’anima e all’economia delle piccole realtà, perché porta benessere nei territori senza danneggiare l’ambiente ma contribuendo alla loro prosperità. Ecco perché dovremmo farne tesoro nei mesi che verranno.

Perché affidarsi ad un professionista per il turismo lento?
Noi di Manyways possiamo costruire un itinerario su misura per te, in base alle tue esigenze, ai tuoi tempi ed ai tuoi compagni di viaggio, anche a quattro zampe. 

✰ 5 Piccole azioni quotidiane per essere felici

In questo periodo di reclusione forzata, ho avuto modo di osservare la mia vita e ho notato che seguire dei piccoli gesti quotidiani mi sta aiutando a rimanere positiva, o almeno a provarci.

Questa situazione per noi, vagabondi per natura, risulta particolarmente difficile. Non credo di aver mai passato così tanto tempo chiusa tra le mura della mia casa. Un posto che fino a qualche mese fa conoscevo solo per poche ore al giorno, è diventato contemporaneamente la mia mensa, il mio ufficio, la mia palestra, il mio mondo. Invece di crucciarmi ogni giorno per ciò che non posso fare, per chi non posso vedere, per dove non posso andare, ho scelto di concentrarmi sull’unica cosa che conta davvero: il mio benessere.

Ecco quindi la mia lista di cose che faccio giornalmente e che mi fanno sentire bene nonostante tutto.

1. Dedicare 30 minuti al giorno al mio corpo
Premetto che non sono una grande sportiva e non aspiro ad esserlo nel breve tempo. Posso però garantirvi che dedicare almeno mezz’ora all’esercizio fisico mi sta aiutando a rimanere concentrata sugli obbiettivi e mi fa sentire attiva non solo nel corpo ma anche e soprattutto nella mente. Prima di questa emergenza, trovavo sempre scuse per non dedicarmi un pò all’attività fisica. “Non ho abbastanza tempo”, “mi aspettano in ufficio”, “oggi ho i capelli puliti, recupero domani”, queste sono solo alcune delle scusanti che ero solita ripetermi per evitare di sudare un pò. Con l’avvento della quarantena, queste scuse non sono più valide, di tempo libero ne ho in abbondanza e uno shampoo in più non mi spaventa di certo.

2. Apprezzare ciò che ho
Quando mi sveglio la mattina, prima di alzarmi dal letto, mi prendo qualche secondo per apprezzare la mia vita. So che può sembrare un’azione un pò sciocca ma vi assicuro che farà la differenza nella vostra giornata. Personalmente, nella frenesia della quotidianità, non mi soffermavo mai a pensare a quanto fossi fortunata. Ero sempre proiettata verso un nuovo obbiettivo e verso ciò che non avevo. Passando tanto tempo sola in casa, ho iniziato a valutare quanto in realtà la mia vita fosse di per se ricca. Non parlo di beni materiali ma di ciò che non si può comprare: l’amore e l’affetto di chi ci è accanto. Quando mi sveglio, dedico quindi un attimo per riflettere sulla mia immateriale fortuna che poi alla fine è ciò che davvero conta.

3. Fare quella chiamata o mandare quel messaggio
Una cosa che faccio ormai quasi senza pensare è dedicare qualche momento in più agli altri. Lo so, sembra un paradosso. Come puoi dedicare più tempo agli altri mentre sei reclusa in casa da sola? La realtà è che prima della quarantena gli impegni giornalieri mi assorbivano talmente tanto da lasciare poco tempo da dedicare anche solo ad un messaggio o una chiamata veloce. Lavorando poi a stretto contatto con il pubblico, la sera quando rientravo a casa, avevo solo voglia di starmene in silenzio lontano dal telefono. Ora che passo gran parte del mio tempo (tutto il tempo) da sola, ho capito quanto sia gratificante ricevere o fare una chiamata senza una necessità reale ma solo ed unicamente per sentire una persona. Se pensi una cosa carica di un amico, di un conoscente o apprezzi i contenuti di qualcuno che segui su Instagram, diglielo!! Non aspettare il momento giusto, ogni giorno è il momento giusto.

4. Stabilire la mia routine
Spesso dimentichiamo quanto sia importante il riposo per il nostro corpo e la nostra mente e quanto sia fondamentale mantenere la giusta routine. Inizialmente, questo periodo di isolamento aveva sballato e non di poco le mie abitudini. Io, la persona più abitudinaria del pianeta, mi ritrovavo a non riuscire ad addormentarmi la sera (prima della quarantena per me le dieci erano un miraggio) e non riuscire a svegliarmi la mattina all’orario che mi prefissavo. I primi giorni mi sono lasciata influenzare da questo atteggiamento e non ci ho dato molto peso, alla fine ero a casa che importanza potesse avere svegliarmi alle 11? Con il passare dei giorni però mi sono resa conto che stavo scivolando in una routine dannosa per il mio benessere e per il raggiungimento dei miei obiettivi, Piano piano sono riuscita a tornare al mio solito tran tran andando a dormire ad un orario decente la sera in modo da svegliarmi piena di energia presto al mattino. Il mio consiglio è stabilire una routine che vada bene per il vostro stile di vita e mantenerla in qualunque situazione vi troviate (quarantena inclusa)!

5. Coltivare i miei interessi
Lo so, la tentazione di stabilirsi in pianta stabile sul divano con Netflix in ripetizione è forte ma non dimentichiamoci di ciò che amiamo fare. Che sia leggere un buon libro o disegnare, staccarsi qualche ora dalla tv vi farà tornare con i piedi per terra alla vostra realtà. Prima della quarantena, la classica scusa era di non avere tempo per gli interessi extra, in questa situazione invece, la scusa del tempo sembra essersi rovesciata, ne abbiamo troppo, non sappiamo come investirlo e nel limbo della decisione finiamo per non fare nulla. Personalmente, una cosa che amo fare è progettare i miei prossimi viaggi una volta che si potrà tornare a vedere il mondo. Spendo quindi qualche ora durante la mia giornata per studiare una determinata destinazione, le cose che ci sono da vedere, i migliori posti dove mangiare. Sicuramente sono luoghi che non visiterò nell’immediato ma mi aiutano a ricordare che fuori da queste mura il mondo è lì che mi aspetta.

Sono consapevole che per molti questi punti sembrano banali ma vi garantisco che per me aver fatto una lista di piccole azioni quotidiane mi sta aiutando ad essere più serena. Non vi nascondo che non tutti i giorni sono uguali, alcune volte fallisco e non riesco a completare tutti e cinque gli obiettivi, ma non demordo e continuo a provarci.

Martina.

✰ giornata mondiale della terra

Mai come quest’anno la GIORNATA DELLA TERRA, deve spingerci a riflettere sul nostro impatto ambientale.
Io mi sono fermata, ed ho pensato semplicemente: “che cosa riserverà a Stella il futuro?”.

Facciamo un passo indietro. 

Il 29 gennaio 1969 una piattaforma petrolifera localizzata a sei miglia dalla costa di Santa Barbara, circa 200 chilometri a nord di Los Angeles, esplose. A causare lo scoppio furono le fortissime pressioni sotterranee causate dall’opera di trivellamento del fondale marino.
Un milione di litri di petrolio, fanghi ed acque di risulta vennero riversati nel mare per undici giorni ininterrottamente: l’area interessata fu di circa 2500 chilometri quadrati.
Circa 50 chilometri di spiaggia si tinsero di verdastro e il mare si mise a lutto stretto, colorandosi di nero.

L’impatto ambientale fu terrificante: si ritrovarono carcasse di delfini, balene, e pesci morti, avvelenati e soffocati dalle scorie petrolifere. Forte fu anche la moria di uccelli che si cibano di organismi marini. Molti animali continuarono a morire anche a causa dei detersivi usati per pulire il mare.

I cittadini di Santa Barbara si mobilitarono in un modo straordinario e promisero che un tale scempio non si sarebbe più realizzato lungo le loro spiagge.
Si organizzarono in un movimento chiamato “Get oil out”, raccolsero più di centomila firme per vietare le trivellazioni offshore, fecero una pressione fortissima sui politici e montarono una enorme campagna di protesta, boicottando la Union Oil, responsabile del disastro. L’eco di questa tragedia fu sentita in tutta l’America e le proteste giunsero fino a Washington, la capitale. Nel giro di un solo anno furono approvate leggi severissime per difendere il mare e l’aria.

Il 22 Aprile 1970, 20 milioni di americani si unirono grazie anche al senatore statunitense Gaylord Nelson in un appello vigoroso quanto angosciato per la salvezza del nostro pianeta.

Da allora ogni 22 Aprile si celebra l’Earth Day, una giornata per riflettere da condividere con ogni cittadino del mondo interessato allo stato di salute del pianeta su cui vive. Oggi ricorrono i 50 anni dell’Earth Day, e mai giorno sarà più significativo.

La Giornata Mondiale della Terra è l’unico esempio di evento celebrato in tutto il mondo contemporaneamente, da persone di tutte le origini, fedi e nazionalità al fine di far crescere e diversificare il movimento ambientalista in tutto il mondo, e di renderlo il più efficace veicolo di promozione, per una sana e sostenibile permanenza di ogni essere umano sul pianeta.

Non servono manifestazioni o grandi gesti, basta una semplice domanda: cosa posso fare io?
Pensiamo a come potremo migliorare il nostro impatto ambientale, ognuno di noi. Un giorno alla volta. L’umanità ha avuto la capacità di intaccare il pianeta, ma ha anche la capacità di ripristinarlo.

Oggi non perdetevi su Disney+ il documentario Jane, per celebrare la vita in questo meraviglioso pianeta.

E che ci sia da monito per il futuro, facendoci sempre ricordare ciò che conta davvero. 

✰Viaggio in solitaria: 5 cose da dimenticare

Ho deciso di scrivere questo articolo ripensando a tutte quelle paure che all’inizio mi avevano fatto dubitare se intraprendere o meno il mio primo viaggio da sola. Le ricordo proprio chiaramente tanto hanno angosciato le notti precedenti alla partenza. E’ per questo che voglio condividere con voi 5 pregiudizi a cui dovete smettere di pensare per partire sereni per il vostro viaggio in solitaria. 

1. Viaggiare da soli è pericoloso. 
Elencatemi una cosa che non sia pericolosa nella società in cui viviamo. Viaggiare da soli non sarà più pericoloso che vivere da soli o rientrare soli a casa da una serata in discoteca. Un posto può essere pericoloso sia visitato autonomamente che in coppia, l’unico modo per non mettersi in pericolo è evitare tutte quelle situazioni che potrebbero destare preoccupazione. Ci tengo però a precisare che non tutti i viaggi possono essere intrapresi in solitaria, specialmente se non siete abituati a muovervi da soli. Il rischio non è che vi accada necessariamente qualcosa ma che non conoscendo bene le zone dove andare e quelle da evitare si rischi di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Consiglio sempre per superare la paura e affrontare serenamente un viaggio di studiare bene la destinazione e nel caso non vi sentiste sicuri, rivolgersi ai professionisti del settore turistico che sapranno consigliarvi al meglio. 

2. Viaggiare da soli mi annoia
Questo è sicuramente uno dei pregiudizi che ho sentito più volte. Ci tengo a sottolineare che stare bene con se stessi è la prima cosa per vivere al meglio, non soltanto durante un viaggio ma nella vita in generale. Pensare di annoiarsi mentre si visitano i vicoli di Marrakech o si prende un caffè in piazza San Marco mi risulta davvero difficile perché in quei momenti a tenermi compagnia non sarebbe un compagno di viaggio cicerone ma la bellezza di ciò che sto guardando. Fermatevi un attimo a pensare a quante scoperte potreste fare in compagnia di voi stessi. E non mi riferisco solo alle scoperte dei luogo che visitate ma alle scoperte del vostro io interiore mentre siete attori protagonisti della vostra avventura. Non so voi, per quanto mi riguarda essere la regista delle mie giornate è la cosa che più mi elettrizza durante un viaggio.  

3. Viaggiare da soli è per viaggiatori esperti 
Su questo punto voglio rassicurarvi, nessuno inizia un viaggio sapendo esattamente cosa fare, come muoversi, o come andrà a finire. Una persona può aver fatto mille viaggi nella sua vita ed essere esperto sulle coincidenze intercontinentali o sugli hotel migliori a poco prezzo, ma ciò non implica che sappia esattamente cosa accadrà durante un viaggio perché ciò è impossibile da prevedere. Dopo tutto è questo il bello, non importa quanto tu sia abile, un viaggio porterà con se risvolti imprevedibili. Sarà l’esperienza a fare di voi dei viaggiatori sicuri e preparati ma l’esperienza si può fare solo con la pratica. Vi posso garantire che, soprattutto quando si viaggia da soli, non avendo nessun altro a cui fare riferimento, si diventa esperti decisamente in fretta. Fidatevi!!

4 Viaggiare da soli è costoso 
Riguardo a quest’idea, molto dipende dal vostro concetto di viaggio. Se prendiamo ad esempio una vacanza all inclusive in un villaggio turistico italiano di un certo livello può essere che il supplemento singola incida parecchio rispetto che ad una camera condivisa con un compagno. Certo però che se parliamo di un viaggio dove c’è un pò di spirito di adattamento e magari non si ricerca un alto livello di comfort, il costo della vacanza non sarebbe troppo diverso rispetto ad un viaggio in coppia. Questo ovviamente vale anche per i tour. Quando un cliente usa la scusa dell’ostacolo economico mi fa sempre un pò sorridere. Essendo io stessa abituata a viaggi in solitaria so bene come cercare di contenere il prezzo. Per aiutarvi il più possibile, pubblicherò a breve un approfondimento su questo tema.

5 Viaggiare da soli amplifica il senso di solitudin
C
i tengo a precisare che il sentimento della solitudine è molto personale. Ci si può sentire soli anche in mezzo ad un centinaio di persone, pertanto non serve essere necessariamente in un Paese nuovo. A volte mi sento più sola a casa mia, a Domodossola, che quando sono in viaggio per una nuova destinazione. Tutto dipende dal fatto che in un viaggio in solitaria difficilmente non si stringeranno dei rapporti umani con qualche individuo. Le dinamiche tra le persone non dipendono infatti solo dal nostro modo di porci, anche se siamo timidi e magari abbiamo delle difficoltà a iniziare una conversazione, è molto probabile che uno sconosciuto inizi a parlare con noi. Partire per un viaggio pensando che ci si sentirà soli per tutto il tempo è un atteggiamento che vi impedirà di godere appieno di quello che state vivendo. Una mente positiva sicuramente vi porterà a vedere le cose sotto una luce diversa, un bel sorriso e un atteggiamento solare vi permetteranno di stringere nuove amicizie. E se proprio doveste sentirvi un pochino soli, ricordatevi che non è un viaggio eterno, prima di quanto credete sarete di ritorno dai vostri affetti.

La lista sarebbe sicuramente più lunga, gli aspetti che impediscono di intraprendere un viaggio in solitaria sono molti e a volte sono molto personali. Io cercherò di fornirvi le linee guida per un viaggio che sia non solo una visita ad un posto nuovo ma anche un’esperienza di vita che vi accompagni nella vostra crescita. Se avete necessità di un aiuto pratico o semplicemente un supporto emotivo, non esitate a scrivermi. 

Martina.

✰Maldive: un viaggio in solitaria

Sarò onesta, chi mi conosce bene faticherà a pensare ad una Martina esploratrice, solitamente abituata a tour dove si dorme poco e si macinano molti chilometri, che parte per un viaggio in solitaria alle Maldive. Ed effettivamente anche io stessa non mi sarei mai immaginata di programmare questo viaggio.
La realtà però è che la vita ci porta spesso a scoprire territori fisici ma soprattutto mentali inesplorati.
Questo periodo di riposo forzato dovuto all’emergenza COVID-19 mi è servito molto a capire come a volte staccare un pò la spina sia la cosa giusta per ripartire.
Solitamente, la mia vita è sempre in movimento e anche nei viaggi scelgo mete dove il riposo non è contemplato. Lo stare a casa di questi giorni però mi è servito per stabilire che prendere dei momenti per me stessa e per rilassarmi va bene. 

Ma cosa significa affrontare un viaggio da soli in una meta solitamente frequentata da coppie? Innanzitutto credo che sia molto importante stabilire chiaramente il perché di questo viaggio: cosa ci si aspetta di trovare una volta arrivati a destinazione? Siamo sicuri di voler passare una settimana in compagnia solo di noi stessi praticando attività semplici e poco impegnative come leggere, nuotare e abbronzarsi? Se la risposta è si, allora direi di iniziare a programmare questa vacanza. 

Per il mio viaggio, ho deciso di stabilire i punti chiave su cui voglio concentrarmi durante la settimana:
-scrivere tutti quegli articoli che sono rimasti solo abbozzati nella mia mente 
-rilassarmi e staccare da tutto quello che è successo negli ultimi mesi 
-meditare e perché no magari praticare un pò di sport (cosa che mi impongo sempre ma poi magicamente non si avvera mai)
-cercare di passare da una tonalità latte ad un semi abbronzato possibilmente  senza ustioni di primo grado.

Una volta stabilite le priorità del viaggio, passerei ad analizzare le località che meglio si adattano ad una vacanza in solitaria. La scelta della location migliore sarà infatti importantissima per la riuscita di questo viaggio. Penso che nessun viaggiatore solitario voglia ritrovarsi in un resort frequentato solo da coppiette in luna di miele, o sbaglio? 

Come prima opzione vorrei prendere in considerazione l’idea della guest house. Per scoprire le Maldive più autentiche uno dei modi migliori è alloggiare direttamente a casa di una famiglia di maldiviani che cercherà di farvi scoprire i sapori e l’essenza della sua cultura riuscendo anche a non farvi spendere un capitale. In particolare, vi segnalo la guest house Casa Barabaru situata sull’isola di Thinadhoo, nell’atollo di Felidhoo-Vaavu.  Thinadhoo è un’isola molto piccola abitata in parte da famiglie locali, circa 30 abitanti, e per il resto totalmente selvaggia. L’isola si caratterizza per la sua barriera corallina perfettamente conservata e per le finissime spiagge bianche che renderanno l’esperienza alle Maldive un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Casa Barabaru nasce da un progetto di Mongi ed Elisa, lui maldiviano e lei italiana che insieme a Monica e Luca decidono di fondare un posto che permetta di conoscere le Maldive più autentiche in un clima di libertà e a stretto contatto con la popolazione di Thinadhoo. 

Se l’idea della guest house differisce troppo dal concetto di vacanza che avevate in mente, vi consiglio  di valutare come alternativa il Bravo Club Alimathà Resort, che prende il nome dall’isola su cui sorge nell’atollo di Felidhoo-Vaavu. Ho selezionato questo resort per il giusto mix tra relax e divertimento, il quale fa si che non ci si annoi mai neanche in viaggio da soli. Le attività ricreative sono il punto forte di questo villaggio all inclusive dove forse viene un pò a mancare il silenzio tanto agognato ma permette di arricchire il nostro bagaglio di amici in viaggio ed esperienze sportive sull’isola. Ci tengo a precisare che essendo costruito con il format di villaggio turistico, la presenza del mini club è sicuramente un punto da considerare. Potrebbero esserci molte più famiglie che single in cerca di relax. Essendo però il resort posizionato su un’isola deserta, questo fa si che lo spazio per rilassarsi in beata solitudine non manchi di certo. In mia opinione, questa struttura è ideale per tutti quei viaggiatori che vogliono avventurarsi alle Maldive in solitaria ma temono di annoiarsi o sentirsi soli.

Come ultima alternativa, per tutti i viaggiatori solitari che non vogliono rinunciare al benessere e al lusso, vi consiglio di annotarvi come destinazione per la vostra vacanza il Kandima Maldive Resort. Situato sulla più grande isola dell’Atollo di Dhaalu, il Kandima Maldive Resort è il luogo ideale per chi cerca relax in un contesto di design moderno e tecnologico. Pensate che all’interno del resort vi sono ben dieci ristoranti per accontentare qualsiasi gusto ed esigenza con possibilità di scegliere tra svariate cucine come ad esempio la cucina cinese, quella asiatica, la mediterranea o la locale arte culinaria maldiviana. Innumerevoli sono gli sport e le attività proposte dalla struttura, sicuramente non manca lo snorkeling, punto forte dell’esperienza di viaggio alle Maldive, ma anche le immersioni e le attività ludiche come una visita al centro di biologia marina o la possibilità di seguire lezioni di cucina.

In attesa di ricominciare a volare, io continuo a preparare le mie prossime avventure in solitaria. Nonostante questo periodo difficile, non dimentichiamo che il mondo tornerà presto ad essere un luogo tutto da scoprire e io non voglio farmi trovare impreparata. 

Martina.

✰giappone in pillole

Il Giappone è una meta da “sogno nel cassetto” per tantissime persone.
E sebbene sia un paese accogliente, non per tutti consiglio lo zaino in spalla all’avventura.
Ci vuole una buona conoscenza dell’inglese, una buona capacità di pianificazione e un pò di spirito di avventura. 

In un itinerario di massima, da prima esperienza vi consiglio di avere a disposizione almeno 10 giorni pieni, quindi senza contare i giorni di viaggio, ed io li suddividerei così: 4 giorni a Tokyo, 4 giorni a Kyoto e 1 Miyashima ed 1 Hiroshima. Se avete meno giorni, rinunciate a qualcosa. Ha poco senso insistere a visitare tutte le città. E’ vero che in Giappone i mezzi di trasporto sono super rapidi ed efficienti, ma le distanze sono comunque notevoli. Tenete conto che solo per muoversi da una parte all’altra del centro di Tokyo potrebbero volerci 40 minuti in metropolitana.

Tokyo e i suoi dintorni

Io non sono una amante delle città.
Tokyo, dovessi descrivervi l’effetto che mi ha fatto è stato quello di inghiottirmi e di stordirmi! Tokyo non si ferma mai, luci, persone, suoni incessanti.
A Tokyo ci si può davvero perdere.
Ci si perde tra i mille grattacieli di Shinjuku, tra la folla dei festival ad Asakusa, tra i colori dei vestiti di Harajuku, tra la gente che attraversa l’incrocio di Shibuya, tra i suoni trillanti di Akihabara. Tokyo è un cuore che pulsa di vita. Tokyo è modernità che si fonde con la tradizione, nei festival estivi e nelle celebrazioni solenni, tra gli alti grattacieli e la passione per la tecnologia. Tokyo è un cuore che pulsa di vita.
Tokyo è modernità che si fonde con la tradizione, nei festival estivi e nelle celebrazioni solenni, tra gli alti grattacieli e la passione per la tecnologia. Oltre ad essere una tappa imperdibile per chi visita il Giappone per la prima volta, è con tutta probabilità la città dove atterrerete e da dove inizierete il vostro tour in Giappone.

Escursioni da Tokyo
Se come me l’aria di città vi stanca, e desiderate la natura, non posso che consigliarvi una di queste “gite fuori porta” e visitare le bellezze dei dintorni, con gite in giornata o anche dormendo fuori una notte.
–Nikko: con i suoi ricchi e preziosi templi, dorati e colorati, immersi nella foresta. Qui si trova anche il Mausoleo di Ieyasu Tokugawa e le famose tre scimmiette “Non Vedo, Non Sento, Non Parlo. Sempre a Nikko si trova il bellissimo Shinkyo Bridge, il famoso ponte rosso, che una volta era l’accesso alla zona Sacra. Partendo al mattino presto, si può visitare la zona sacra dei Templi di Nikko in giornata da Tokyo, ed è raggiungibile con due ore circa di treno. Un suggerimento per dormire? Narusawa Lodge, un posto semplice, nella natura, con camere in stile tradizionale
–Kamakura: con la statua del Buddha Gigante, i suoi rilassanti templi con bellissimi giardini ed anche una spiaggia.
–Hakone: famosa soprattutto per gli onsen, Hakone nelle giornate più limpide è anche un’ottima destinazione per vedere il Monte Fuji in lontananza.
Vi consiglio di abbinare ad Hakone la visita ad Owakudani, la vallata dell’inferno; un’area vulcanica con qualche geyser e le sue particolari uova nere, che allungano la vita di 7 anni a chi le mangia. Anche Hakone può essere fatta in giornata da Tokyo, ma ci sono anche moltissime soluzioni per pernottare e godere con calma delle acque termali della zona.
–Salita al Monte Fuji: si dice che ogni giapponese almeno una volta nella vita debba salire sul Fujisan.
Rimane per me ancora un sogno nel cassetto.
–Kawagoe: a mezz’oretta da Tokyo, la piccola Edo è una piacevole escursione di mezza giornata da Tokyo. Frequentata soprattutto nel weekend, per respirare l’aria del Giappone Antico e rimpinzarsi di dolci a Candy Alley.

Kyoto e dintorni

La seconda tappa fondamentale dell’itinerario di un primo viaggio in Giappone è certamente Kyoto. L’antica capitale, la città dei mille templi. 

“Se Tokyo è modernità, Kyoto è tradizione”

Qui l’atmosfera è completamente diversa, l’aria è mistica ed intrisa di sacralità, il passato rivive in ogni angolo, in ogni gesto, in ogni cosa. Kyoto fu la capitale del Giappone per oltre mille anni, ed è qui che ancora è possibile avvistare qualche rara Geisha o apprendista (Maiko) per le vie di Gion. Kyoto è così autentica perchè risparmiata dalle bombe durante la Seconda Guerra Mondiale e fortunatamente per noi, possiamo davvero respirare il Giappone più autentico. Tra le cose da vedere a Kyoto vi segnalo il famosissimo Padiglione d’Oro, il Kyomizudera, il Padiglione d’Argento e la passeggiata del filosofo (soprattutto se andate in Giappone durante la fioritura dei ciliegi), e il Casello Nijo, con il pavimento usignolo.
Se visitate il Giappone per solamente pochi giorni, non mancate comunque di visitare Kyoto, per me, da sola, vale il viaggio. 

Dintorni di Kyoto

Per visitare Kyoto considerate almeno 4 giorni. Perchè se almeno due interi li dedicherete alla città, non potete non includere nel vostro tour del Giappone i dintorni dell’antica capitale. Si tratta di luoghi comodamente raggiungibili in treno da Kyoto, dove vi consiglio di fare base per i pernottamenti anche perchè tanto i collegamenti continuano fin dopo la mezzanotte, e spostarsi con tutti i bagagli vi farebbe solo perdere tempo. 

Nara: se amate gli animali, ed in particolare i cervi, questo sarà il vostro paradiso. O il vostro incubo quando capirete che questi graziosi mammiferi si trasformano in spietate bestie affamate pronte a mordere ogni cosa (voi compresi) anche dei semplici fogli di carta. Nara è una tappa imperdibile di un tour in Giappone anche per i suoi templi ed in particolare per il Todaiji, il tempio del Grande Buddha.
Fushimi Inari: praticamente ancora a Kyoto, prendendo il treno locale, in una ventina di minuti si arriva al famoso santuario con il tunnel di Torii rossi. Queste porte shintoiste vi accompagneranno per tutta la salita fino alla cima del santuario, dal quale nelle giornate terse si ha una splendida visione della valle sottostate. La salita alla cima è piuttosto lunga e un po’ faticosa, ma anche fermandovi alla parte intermedia del tempio, avrete modo di percorrere il famoso sentiero sotto i torii.
E’ sufficiente una mattinata per la visita, se non siete scaramantici potete farlo anche verso sera, il tempio è sempre aperto, ma essendo dedicato alla divinità Inari, i cui messaggeri sono delle volpi, è credenza Giapponese che al calar del sole, si incontrino volpi dalle sembianze di donne che ingannano i visitatori.
Foresta di Arashiyama: anche questa famosa e spettacolare foresta di bamboo è raggiungibile in poco tempo da Kyoto e richiede una mezza giornata. E’ interessante soprattutto per il lato fotografico, personalmente per mancanza di tempo, ho deciso di non visitarla e concentrarmi maggiormente sulla visita della città di Tokyo. Una delle tappe che mi sono entrate nel cuore.
Osaka consiglio di passarci almeno una serata. Si dice che se nel resto del Giappone si va per visitare, a Osaka si va per mangiare! La zona di Dotonbori la sera si riempie di vita e i tantissimi ristornatini, locali e negozietti di street food vi faranno girare la testa.
L’ideale sarebbe arrivare ad Osaka nel primo pomeriggio, per visitare un po’ l’area del Castello ed il parco e rimanere fino all’ultimo treno, per godervi un po’ anche l’atmosfera serale della città.

 Hiroshima e Miyajima

Un tour del Giappone, per essere completo, dopo la modernità di Tokyo e la tradizione di Kyoto, deve includere anche il dolore di Hiroshima. 6 Agosto 1945. Il giorno in cui il mondo scoprì la bomba atomica. Il giorno che spazzò via la città di Hiroshima e con lei i suoi abitanti. Ora Hiroshima è totalmente ricostruita, ma il Parco della Pace vi colpirà come un pugno nello stomaco.
Vi consiglio perciò di visitare prima l’isola di Miyajima, con il famoso torii galleggiante.
Ci si arriva comodamente da Hiroshima, in poco più di mezz’ora in treno+traghetto, entrambi coperti dal JR Pass.

Miyajima è uno dei paesaggi più belli del Giappone.e sicuramente il grande torii che con l’alta marea sembra fluttuare sull’acqua è una delle fotografie più amate del tour del Giappone. Ma oltre al Tempio di Itsukushima sull’isola di Miyajima ci sono molti altri interessanti templi circondati dalla natura, oltre che ad una graziosa via piena di bancarelle e prelibatezze tipiche. A Miyajima assaggiate le ostriche, specialità del luogo, preparate alla griglia con soia e/o limone…e poi i momiji, dei dolcetti buonissimi riempiti con varie confetture. Se siete amanti della natura e del trekking, salite sul Monte Misen: dopo aver preso la funivia un percorso nella foresta vi porterà fino alla cime del Monte Misen, il rilievo più alto dell’isola, da dove si gode di una splendida vista sul Mare Interno.
Potete scegliere se pernottare sull’isola, per scoprire il fascino che la avvolge al calar della sera, quando i turisti rientrano in città, oppure potete prendere l’ultimo traghetto e tornare ad Hiroshima, dove dovete assolutamente cenare con okinomyaki, che sono il piatto tipico proprio di questa città.
Il giorno seguente dedicatelo ad Hiroshima, in particolare al Parco della Pace, dove lo scheletro con la famosa cupola dell’A-Dome rimane testimone impassibile di quel fatidico giorno. Soffermatevi, osservate, pensate. Pensate a quella palla di fuoco e calore improvvisa esplose a meno di 600 metri di altezza, polverizzando, sciogliendo ogni cosa e persona nel raggio di 3 kilometri.Il Museo della Pace, crudo e vero, raccoglie resti, ricostruisce l’evento, racconta gli avvenimenti del giorno in cui il mondo conobbe l’orrore delle armi nucleari. Dal Museo si esce storditi, straziati, confusi, impotenti.Lo sguardo non può non levarsi verso il cielo, per posarsi poi sul verde del parco, sul monumento a Sadako ricoperto da una moltitudine di origami di gru e sul Memoriale Lasciate Hiroshima come ultima tappa del vostro itinerario in Giappone. Lasciate che questo macigno del passato sedimenti nella vostra coscienza. Perchè le armi nucleari non dovranno mai più essere utilizzate dall’essere umano contro un altro essere umano.

Queste sono quindi le principali tappe di un primo viaggio in Giappone. Naturalmente se avete la fortuna di avere più tempo a disposizione ci sono una miriade di luoghi che potete visitare ed esperienze che potete fare.

Lisa.

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